Per molti fleet manager, il 31 dicembre 2024 non è stata solo la fine dell’anno, bensì una scadenza cruciale. Infatti, tranne per alcune eccezioni, quella era la data entro cui la maggior parte dei camion dotati di tachigrafo analogico o digitale di prima generazione avrebbe dovuto passare al cronotachigrafo digitale 2.2. In seguito, anche i mezzi dotati di dispositivo 2.0 hanno dovuto adeguarsi (più precisamente, entro agosto 2025).
Al giorno d’oggi, tutti i veicoli con massa superiore alle 3,5 tonnellate adibiti al trasporto internazionale di merci o persone devono averne uno, e a partire dal luglio 2026 dovranno adeguarsi anche quelli con massa superiore alle 2,5 tonnellate. Ma come funziona questo dispositivo? In questa breve guida illustreremo tutto quello che c’è da sapere sui tachigrafi digitali di ultima generazione.
Anche noto come “tachigrafo intelligente”, il cronotachigrafo digitale 2.2 è un dispositivo elettronico installato sui veicoli commerciali. Quando viene inserita la carta tachigrafica del conducente, esso ci registra automaticamente dei dati fondamentali come:
I vecchi tachigrafi analogici utilizzavano dei dischi di carta che potevano essere soggetti a manipolazioni o ad errori umani. I modelli digitali, invece, memorizzano tutte le informazioni rendendole più sicure.
Bisogna però fare comunque attenzione. I dati registrati hanno validità legale e sono quelli che verranno poi tenuti in considerazione dai vari controlli, per questo bisogna stare attenti ad usare correttamente il dispositivo. Ad esempio, molti possono provare una falsa sicurezza dovuta alle funzionalità moderne del dispositivo, e dimenticare che in molti casi bisogna ancora inserire dei dati manualmente. Per esempio, capita spesso che il conducente si dimentichi di premere il pulsante apposito durante le pause di riposo, e che il tempo trascorso venga registrato come “lavoro”. Per contro, alcuni dispositivi passano automaticamente alla modalità “riposo” quando il dispositivo si ferma, ma devono essere reimpostati manualmente su “lavoro” quando si riparte.
Un uso scorretto o una mancata registrazione possono far incorrere il conducente e l’azienda in sanzioni anche gravi, che abbiamo raccolto in un articolo dedicato. Per tanto, è importante formare correttamente i conducenti sull’utilizzo di tutti i modelli di tachigrafo in dotazione alla flotta.
Oltre a quanto abbiamo già detto sulla formazione dei conducenti, il corretto funzionamento del cronotachigrafo digitale dipende anche dall’utilizzo delle carte tachigrafiche appropriate. Si tratta di delle tessere che vanno inserite nel dispositivo, e ve ne sono quattro tipologie fondamentali: la carta del conducente, quella aziendale, la carta dell’officina e la carta di controllo.
Le prime due sono obbligatorie rispettivamente per i conducenti e per il fleet manager o il titolare dell’azienda, e servono sia ad immagazzinare che ad analizzare correttamente le informazioni registrate dal tachigrafo. Pertanto, sono strumenti indispensabili per l’organizzazione delle attività nelle aziende moderne.
→ Leggi anche: Carta tachigrafica: come richiederla, compilarla e utilizzarla.
Oltre ai vantaggi già offerti dai primi tachigrafi digitali, come la possibilità per i conducenti di monitorare in tempo reale le ore di guida e di riposo rimaste, il cronotachigrafo intelligente 2.2 rappresenta un ulteriore salto in avanti molto significativo rispetto alle versioni precedenti. Alcuni dei vantaggi che offre sono:
→ Leggi anche: API e integrazioni per la gestione della flotta: la guida definitiva
Per quanto riguarda l’implementazione e l’utilizzo dei tachigrafi digitali, il fleet manager deve assicurarsi di tenere sotto controllo i seguenti aspetti:
Il miglior sistema di conformità è sempre un conducente consapevole. Tuttavia, ci sono molti aspetti a cui sia gli autisti che i gestori della flotta devono prestare attenzione.
Come abbiamo illustrato nel nostro articolo sulle sanzioni per l’uso scorretto del tachigrafo, ci sono molte insidie che possono costare all’azienda fino a 30.000 euro. L’errore più semplice lo abbiamo menzionato poco fa: l’autista ferma il camio dopo quattro ore di guida, spegne il motore e si distende sul sedile senza selezionare manualmente l’opzione “pausa”. Il tachigrafo passa automaticamente in modalità “Altro tempo di lavoro”.
Bisogna anche assicurarsi di avere sempre abbastanza carta termica omologata a bordo. Questa può essere usata per stampare i dati del guidatore su richiesta. Un controllore non accetterà mai la scusa dell’esaurimento della carta. Per legge se ne dovrebbero avere sempre almeno 8 metri e assicurarsi che questa norma sia rispettata può salvare la flotta da molte contestazioni.
Un’altra cosa da ricordarsi assolutamente dopo le riparazioni del tachigrafo è richiedere all’officina una certificazione firmata che attesti la natura del viaggio di prova. Senza di quella, i dati registrati durante i test dei tecnici possono apparire come infrazioni. Questo ci porta ad un altro errore, che è la falsa sicurezza generata dalla natura stessa del tachigrafo digitale. Con tutte le innovazioni che abbiamo visto, è facile pensare che il sistema gestisca autonomamente tutto. Invece, bisogna ricordarsi sempre assicurarsi scaricare tutti i dati nei tempi previsti dalla legge (anche perché la carta conducente e la memoria del veicolo cancellano automaticamente i dati più vecchi quando raggiungono la propria capacità massima). Sarebbe buona norma anche assicurarsi di fare più backup dei dati: il deterioramento del supporto non è considerato una valida giustificazione in sede di controllo.
Il cronotachigrafo digitale può diventare un alleato strategico per la tua attività. I dati raccolti, se analizzati correttamente, permettono di fare molti miglioramenti. Per esempio, possono aiutare ad identificare gli stili di guida più efficienti e ad ottimizzare i percorsi in base ai tempi di guida reali degli autisti. Possono essere usati per pianificare le manutenzioni preventive in base all’utilizzo dei veicoli e per dimostrare ai clienti il rispetto dei tempi di consegna.
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