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Sosta con motore acceso: costi, normativa e soluzioni flotte

Scritto da MICHELIN Connected Fleet | 3 ago 2026, 14:22:19

La sosta con motore acceso è una pratica ancora diffusa che può avere un impatto concreto sulla gestione di una flotta aziendale. Ogni minuto trascorso con il veicolo fermo e il motore acceso comporta consumo di carburante, produzione di emissioni e, nel tempo, una maggiore usura di alcune componenti.

Il tema riguarda anche la conformità normativa. L’articolo 157 del Codice della Strada stabilisce, infatti, che durante la sosta il motore deve essere spento e prevede delle sanzioni specifiche in alcuni casi.

In questa guida analizziamo cosa prevede la normativa, quanto può costare la sosta con motore acceso a una flotta e quali strumenti permettono di ridurla in modo misurabile.

Cos'è la sosta con motore acceso?

La sosta con motore acceso, chiamata anche funzionamento al minimo, si verifica quando un veicolo rimane fermo mentre il motore continua a funzionare. Può accadere durante le attese, nel traffico, nelle operazioni di carico e scarico o durante le pause dei conducenti.

Per capire, però, quando questa situazione rientra effettivamente nella sosta, è necessario distinguerla dalla fermata.

Secondo il Codice della Strada, la fermata è una sospensione temporanea della marcia, durante la quale il conducente resta a bordo o nelle immediate vicinanze del veicolo, pronto a ripartire. La sosta ha, invece, una durata più prolungata e può prevedere l’allontanamento del conducente. In questo caso, il motore deve essere spento.

Perché è un problema per le flotte aziendali?

La sosta con motore acceso incide direttamente sui costi e sull’efficienza della flotta. Secondo le stime di FORS, il carburante può rappresentare fino al 35% dei costi operativi di un veicolo. Quando il mezzo resta fermo con il motore acceso, il carburante continua a essere consumato senza produrre chilometri utili.

Le conseguenze principali riguardano quindi:

  • il consumo di carburante, che aumenta anche quando il veicolo non è in movimento;
  • le emissioni, perché ogni litro di gasolio bruciato genera circa 2,64 kg di CO₂;
  • la manutenzione, poiché il funzionamento prolungato al minimo può favorire una combustione incompleta, la formazione di residui e una maggiore contaminazione dell’olio.

Nel tempo, questi effetti possono aumentare l’usura di componenti come cilindri e fasce elastiche. Anche le candele possono sporcarsi più rapidamente, con un incremento dei consumi stimato tra il 4% e il 5%.

Su una flotta composta da decine o centinaia di mezzi, l’impatto complessivo può tradursi in una maggiore spesa per il carburante, in interventi di manutenzione più frequenti e in costi operativi più difficili da controllare.

Cosa dice la normativa italiana sulla sosta con motore acceso?

L’articolo 157 del Codice della Strada disciplina l'arresto, la fermata e la sosta dei veicoli. Il comma 2 stabilisce che, durante la sosta, il motore deve essere spento.

Il comma 7-bis prevede, inoltre, un divieto specifico per chi mantiene il motore acceso allo scopo di far funzionare l’impianto di climatizzazione. In questo caso, la sanzione amministrativa va da 223 a 444 euro. Per le altre violazioni previste dall’articolo, il comma 8 stabilisce una sanzione da 42 a 173 euro.

Alla normativa nazionale possono aggiungersi anche delle ordinanze comunali più restrittive, soprattutto nei territori interessati da misure antismog. A Verona, ad esempio, l’ordinanza in vigore dal 1° ottobre 2025 al 30 aprile 2026 ha vietato di mantenere acceso il motore degli autobus durante la sosta o la fermata, dei veicoli merci durante le operazioni di carico e scarico e di qualsiasi veicolo fermo per più di un minuto, anche ai semafori (Comune di Verona, ordinanza n. 37/2025).

Per le flotte che operano in più Comuni o Regioni, verificare le disposizioni locali applicabili diventa quindi essenziale, perché i vincoli possono cambiare da un territorio all’altro. Le informazioni riportate in questa guida hanno carattere generale. Per integrare correttamente questi obblighi nelle policy aziendali e nei controlli sui veicoli, è opportuno valutare la propria situazione con un consulente legale o di compliance.

Quanto costa davvero la sosta con motore acceso a una flotta aziendale?

Il costo della sosta con motore acceso dipende da quattro fattori principali:

  1. il numero di veicoli
  2. il tempo trascorso ogni giorno con il motore al minimo
  3. il consumo del mezzo durante l’inattività
  4. il prezzo del carburante

Anche pochi minuti al giorno possono incidere sul budget quando il fenomeno riguarda un’intera flotta.

Per stimare il costo annuale è possibile utilizzare un calcolo semplice:

tempo medio al minimo × consumo orario × costo del carburante × giorni di attività × numero di veicoli

Al consumo diretto si aggiungono poi i costi legati alla maggiore usura del motore e agli interventi di manutenzione.

Secondo FORS, le flotte che adottano misure anti-idling possono ottenere risparmi di carburante compresi tra l’1% e il 5%, a seconda del tipo di veicolo e dell’attività svolta. Nel caso di Tarmac, la riduzione del 30% dei tempi di sosta a motore acceso in tre mesi è stata accompagnata da un miglioramento del 25% nell’efficienza dei consumi, secondo il Sustainability and Impact Report 2025 di Geotab.

Su un parco veicoli numeroso, anche una riduzione di pochi punti percentuali può quindi tradursi in un risparmio annuale significativo, soprattutto per le flotte con elevati chilometraggi, molte soste operative o lunghi tempi di attesa.

Voce di costo

Impatto sulla flotta

Carburante consumato a veicolo fermo

Costo diretto senza chilometri percorsi

Maggiore usura del motore

Possibili interventi di manutenzione più frequenti

Tempi prolungati di funzionamento al minimo

Aumento progressivo dei costi su flotte numerose

Misure anti-idling

Risparmio di carburante stimato tra l’1% e il 5%

Caso Tarmac

-30% di soste a motore acceso e +25% di efficienza dei consumi

Le cattive abitudini più comuni

Molte soste con il motore acceso derivano da abitudini consolidate e da convinzioni ormai superate.

Tra i comportamenti più frequenti rientrano:

  • lasciare il motore acceso prima della partenza, nella convinzione che sia necessario per riscaldarlo
  • mantenere il motore in funzione durante le attese per continuare a utilizzare l’impianto di climatizzazione
  • prolungare le soste durante le operazioni di carico e scarico senza spegnere il veicolo

Nei veicoli moderni, il motore raggiunge più rapidamente la temperatura di esercizio durante la marcia. Lasciarlo acceso da fermo comporta, quindi, un consumo di carburante senza dei reali benefici concreti. Allo stesso modo, mantenere il climatizzatore in funzione durante le attese può incidere sui consumi quando questa abitudine si ripete ogni giorno su più veicoli.

Come ridurre le soste a motore acceso?

Ridurre le soste con il motore acceso richiede un intervento su due fronti: comportamento dei conducenti e monitoraggio dei veicoli.

Il primo passo consiste nel correggere le abitudini che favoriscono il funzionamento al minimo. Secondo FORS, spegnere e riavviare il motore dopo una sosta di almeno un minuto può comportare un consumo inferiore rispetto a lasciarlo acceso. I convertitori catalitici, inoltre, mantengono il calore per circa 25 minuti dopo lo spegnimento.

Per ottenere risultati duraturi, queste indicazioni devono entrare nelle pratiche quotidiane della flotta attraverso policy chiare, formazione periodica e programmi sul comportamento di guida.

La formazione, però, diventa ancora più efficace quando è supportata da dati concreti.

Le piattaforme di tracciamento permettono di rilevare quando un veicolo resta fermo con il motore acceso oltre una soglia prestabilita, generare alert e confrontare i dati per veicolo o conducente. In questo modo, il fleet manager può individuare le situazioni più critiche, concentrare gli interventi dove sono realmente necessari e verificare nel tempo i risultati ottenuti.

Come MICHELIN Connected Fleet aiuta a ridurre le soste a motore acceso

Noi di MICHELIN Connected Fleet supportiamo le aziende nell’integrare la riduzione delle soste a motore acceso all’interno di una strategia più ampia di ottimizzazione della flotta.

Attraverso un approccio strutturato alla gestione delle prestazioni, aiutiamo i fleet manager a definire le priorità di intervento e a migliorare progressivamente l’efficienza operativa del parco veicoli. L’obiettivo è ridurre gli sprechi favorendo una gestione più efficace di consumi, costi operativi ed emissioni.

Contattaci per parlare con uno dei nostri esperti e scoprire come migliorare l’efficienza della tua flotta.

Domande frequenti sulla sosta con motore acceso

Quali veicoli di una flotta sono più esposti al problema?

Il fenomeno riguarda soprattutto i veicoli che effettuano molte soste durante la giornata, ad esempio mezzi per consegne, servizi sul campo e trasporto urbano. Anche le attività di carico e scarico o le attese frequenti possono aumentare il tempo trascorso con il motore acceso a veicolo fermo.

Come si misura il tempo trascorso con il motore acceso a veicolo fermo?

Le piattaforme telematiche possono rilevare quando il motore è acceso mentre il veicolo non si sta muovendo. Questi dati permettono di analizzare la durata e la frequenza delle soste, confrontare veicoli e conducenti e individuare eventuali anomalie.

Quali indicatori dovrebbe monitorare un fleet manager?

Tra i dati più utili rientrano il tempo totale di funzionamento al minimo, la durata media degli episodi, la frequenza per veicolo o conducente e l’andamento nel tempo. Collegare questi indicatori ai consumi consente di valutare con maggiore precisione l’impatto economico delle soste.

La sosta con motore acceso incide anche sugli obiettivi di sostenibilità?

Sì. Il carburante consumato durante le soste genera emissioni senza contribuire alla percorrenza del mezzo. Ridurre il funzionamento al minimo può quindi aiutare l’azienda a contenere le emissioni della flotta e a monitorare in modo più preciso i progressi rispetto agli obiettivi ambientali.

Il problema riguarda anche le flotte miste?

Sì, anche se l’impatto varia in base alla motorizzazione. Nei veicoli con motore termico il funzionamento al minimo comporta consumo di carburante ed emissioni. Nei veicoli elettrici, invece, le soste prolungate con climatizzazione o altri sistemi attivi vanno a incidere sul consumo energetico e sull’autonomia disponibile.